Il primo giorno in palestra: cosa portare, cosa aspettarsi, cosa non serve

La cosa che sento più spesso da chi entra per la prima volta non riguarda l’allenamento. È: «non vengo perché non so cosa fare». Al secondo posto: «mi vergogno».

Sono due paure legittime, e sono entrambe risolvibili in un’ora. Ecco come funziona il primo giorno, senza sorprese.

Cosa metti in borsa

  • Scarpe da usare solo dentro, con la suola pulita
  • Una maglietta e un pantalone in cui ti muovi bene — non serve nient’altro
  • Un asciugamano. Serve, e si usa sugli attrezzi

Cosa non serve: cinture, guanti, integratori, magnesio, ginocchiere, e nessuna delle attrezzature che vedi nei video. Servono più avanti, ad alcune persone, per alcuni esercizi. Il primo giorno no.

Cosa succede nella prima ora

Da noi si comincia parlando. Cinque minuti in cui ti chiedo tre cose: perché sei qui, cosa hai fatto in passato, se c’è qualcosa che ti fa male. La terza è la più importante e quella su cui le persone tendono a essere vaghe: se hai una spalla che si lamenta da due anni, dimmelo il primo giorno, non il terzo mese.

Poi facciamo una valutazione rapida del movimento — niente di clinico, guardo come ti accovacci, come porti le braccia sopra la testa, come stai in piedi. Serve a me per capire da dove partire.

Poi ci alleniamo. Pochi esercizi, carichi bassi, molte spiegazioni. Non usciamo distrutti: usciamo sapendo tre movimenti fatti bene. La stanchezza del primo giorno non è un indicatore di niente, e i dolori dei due giorni successivi non sono la prova che ha funzionato.

Sulla vergogna, seriamente

Nessuno ti sta guardando. Lo dico e non ci credi, quindi lo giro diversamente: tutti quelli che vedi in sala hanno avuto un primo giorno, e la maggior parte se lo ricorda con imbarazzo. La sala pesi non è un luogo di giudizio, è un luogo di persone concentrate su se stesse.

C’è anche una ragione tecnica per cui vale la pena non rimandare. La ricerca sulla motivazione all’esercizio è convergente su un punto: le persone continuano quando sentono di essere competenti in quello che fanno, di avere una scelta su come farlo, e di essere in relazione con qualcuno (1,2). Sono le tre cose che il primo giorno costruisce o distrugge. Ecco perché lo trattiamo come importante, e non come una formalità prima di venderti una quota.

Quanto ci vuole per vedere qualcosa

Onestamente: le prime settimane cambiano poco allo specchio e molto nella qualità dei movimenti. Diventi più coordinato, ti stanchi meno a fare le scale, dormi meglio. I cambiamenti visibili arrivano dopo, e arrivano a chi c’è ancora.

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano per gli adulti almeno 150–300 minuti settimanali di attività aerobica di intensità moderata, più attività di rinforzo muscolare almeno due giorni a settimana (3). Tradotto in pratica: due o tre allenamenti a settimana, tenuti nel tempo, sono già l’obiettivo. Non serve di più. Serve continuare.

Il primo giorno serve solo a rendere probabile il secondo.

Se hai una patologia in corso o un dolore persistente, parlane con il tuo medico prima di iniziare.

Riferimenti

  1. Ryan RM, Deci EL. Self-determination theory and the facilitation of intrinsic motivation, social development, and well-being. American Psychologist, 2000.
  2. Teixeira PJ, Carraça EV, Markland D, Silva MN, Ryan RM. Exercise, physical activity, and self-determination theory: a systematic review. International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, 2012.
  3. Bull FC, Al-Ansari SS, Biddle S, et al. World Health Organization 2020 guidelines on physical activity and sedentary behaviour. British Journal of Sports Medicine, 2020.

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